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Introduzione

1. L’Uomo.

Non intendiamo tracciare qui un profilo, anche se sommario, del P. Leone Dehon. Ci limiteremo a qualche rapido accenno, che valga ad inquadrare la figura dell'Autore del Diario, rimandando, per una più completa informazione, alle numerose biografie e monografie, esi­stenti.1)

Leone Dehon nacque da un'agiata famiglia a La Capelle (Aisne) in Francia, il 14 marzo 1843.

La sua vita si svolse parallelamente al sorgere e all'evolversi dei cosiddetti «tempi nuovi», ai quali egli partecipò attivamente, inseren­dosi così nella storia delle vicende religiose e sociali di questi ultimi tempi. Il suo nome perciò figura tra i migliori rappresentanti dell'apo­stolato cattolico della fine dell'ottocento e del primo scorcio del no­vecento.

Frediani, insigne biografo del Dehon, ce ne dà questo ritratto: «Fu di altissima persona, straordinariamente sottile e slanciata, di nobile portamento pien di garbo e ben dritto, sino alla più tarda vecchiaia. La fronte aperta, specchio di una intelligenza chiara e versatile, i larghi occhi cerulei… Un desiderio abituale di compiacere a tutti, e l'abitudine di un'arguzia tipicamente francese e lepidamente castigatrice. Lo sguardo vivo, penetrante e indagatore… del quale una schietta amabilità non annullava una lieve punta di malizia».2)

Laureatosi in Diritto Civile all'Università di Parigi, Leone Dehon poté avviarsi al sacerdozio, come aveva ardentemente desiderato fin dall'adolescenza.

Di ritorno da un viaggio in Oriente, entrò nel Seminario francese di S. Chiara in Roma. La Città eterna, centro della Cattolicità, eserci­tava sul suo spirito un particolare fascino. La scelse perciò come sede della sua formazione e dei suoi studi ecclesiastici.

Il 19 dicembre 1868 fu ordinato sacerdote. Consegui le lauree in Filosofia e Teologia all'Università Gregoriana e quella in Diritto Cano­nico all'Apollinare.

Nel 1869 fu chiamato a far parte del corpo degli stenografi, che si addestrava per l'imminente Concilio Vaticano I.

Come spesso afferma nell'Epistolario e nel Diario, considerò questa scelta una speciale grazia, fonte di molteplici vantaggi per l'anima é per l'intelligenza3).

L'intensa attività, feconda di opere, cominciò per Dehon all'età di ventisette anni, quando, maturo nello spirito e preparato culturalmente, reduce dal Concilio, si dedicò all'apostolato, che continuò senza soste fino alla morte (12 agosto 1925).

Nelle prime esperienze di ministero sacerdotale, venne a contatto con la miseria dei quartieri operai di S. Quintino e si convinse della urgente necessità dell'apostolato sociale.

Fu fondatore e animatore di varie iniziative diocesane in questo campo: il patronato per giovani operai, i circoli di studi sociali per studenti, l'ufficio diocesano per le opere sociali.

Maturava così il futuro apostolo della Rerum novarum e della dot­trina sociale della Chiesa.

Da quando Leone XIII gli disse: «Predicate le mie encicliche», consacrò la sua opera e la sua penna a questo apostolato.4)

Grande influsso esercitò sulla sua preparazione e sulla sua attività l'amicizia con gli esponenti del movimento sociale cristiano (Leone Har­mel, Renato La Tour du Pin, Alberto de Mun, Camillo Féron-Vrau, Stefano Lamy, Giuseppe Toníolo, Medolago Albani, Luigi Sturzo).

Il contributo del Dehon a questo movimento fu notevole e i suoi scritti, pur non essendo dei trattati teorici e sistematici di sociologia, rappresentarono, in un tempo in cui se ne avvertiva la necessità, un esempio di intelligente e chiara volgarizzazione. Ebbero perciò larga diffusione, come testimoniano le numerose traduzioni nelle diverse lingue.5)

La vita e l'azione di P. Dehon furono permeate da una profonda spiritualità,6) dominata dal culto riparatore al Sacro Cuore di Gesù. Molto egli si adoperò, con la parola e con gli scritti, per lo sviluppo di questa salutare devozione,7) alla quale volle legata la nuova Congre­gazione religiosa dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù, da lui fon­data il 1878.8)

2. IL DIARIO DEL CONCILIO VATICANO I.

Questo Diario non è un'opera a sè stante, ma fa parte dei quaderni autobiografici scritti dal Dehon.

Sono conservati 60 quaderni,9) che costituiscono due serie ben di­stinte.

La prima: Notes quotidiennes, e un diario spirituale, che il Dehon cominciò all'inizio della vita di seminario10) e si compone di 45 qua­derni.11) Sono segnati con numeri romani e vengono comunemente chia­mati cahiers gris, perchè legati in tela grigia. Per lo più hanno lo stesso formato (cm. 20 x 15,5), eccetto gli ultimi, che sono irregolari.12) Maggiore varietà si nota nel numero dei fogli di ciascun quaderno.13) Queste Notes quotidiennes hanno continuità solo col q. III: i primi due sono un resto dei quaderni, che contenevano le Notes quotidiennes dal 1865 all'inizio del 1886 e che vennero distrutti dopo che tali Notes furono utilizzate in Notes sur l'histoire de ma vie.

È difficile poter determinare lo stato originario di questa parte delle Notes quotidiennes. È certo che esse non furono redatte in modo rego­lare e continuo, come si deduce da alcune testimonianze dello stesso Dehon.14)

A proposito delle Notes egli osserva: «J'écris mes notes quotidien­nes, St. Ignace l'a fait pendant 30 ans. Il les détruisit en grande partie avant de mourir, parce qu'il avait consigné beaucoup de grâces extraor­dinaires qui étaient toutes à son honneur. Mes notes peuvent avoir quelque utilité pour l'histoire de l'œuvre. J'en ferai à la fin ce que la grâce m'inspirera».15)

La seconda serie dei quaderni: Notes sur l'histoire de ma vie, è una specie di autobiografia, che va dalla nascita del Dehon (14 mar­zo 1843) fino al decretum laudis della sua Congregazione.

Queste Notes furono iniziate il 3 marzo 188616) e sono raccolte in 15 quaderni, segnati con numeri romani (I-XV). Hanno copertina nera, vengono - perciò chiamati cahiers noirs. Sono dello stesso formato (cm. 25 x 19,5) e si compongono di circa 94 fogli ciascuno.17)

Per la stesura delle Notes sur l'histoire de ma vie, il Dehon, oltre ai ricordi personali, utilizzò le Notes quotidiennes, come afferma egli stesso18) le lettere ed altri documenti.

Non sembra che egli avesse intenzione di continuare le Notes sur l'histoire de ma vie per gli anni seguenti, perché lo scopo, che si pro­poneva, era già raggiunto. Scrive infatti: «Les notes sur ma vie ne sont pas destinées à être publiées après ma mort, mais le nôtres y trou­veront beaucoup de renseignements sur l'histoire de la Congrégation, sa préparation, ses épreuves, ses développements».19) Quindi, oltre allo scopo personale interiore20) che è il principale, tali Notes dovevano an­che servire per la storia della Congregazione. Ora, tale scopo era già raggiunto, perchè dal 1888 in poi, col decretum laudis, la storia della Congregazione non presentava più difficoltà e del resto potevano a ciò servire le Notes quotidiennes, come afferma lo stesso Dehon.21)

La sezione riguardante il Concilio Vaticano I e contenuta nei qua­derni neri VI, VII, VIII.22)

Non è possibile determinare con precisione quando questa parte sia stata scritta. Nel manoscritto troviamo soltanto due accenni, che possono servire per una datazione approssimativa.

L'Autore ci dice espressamente il tempo in cui comincia a scrivere le Notes sur l'histoire de ma vie: il 3 marzo 1886.23)

Inoltre sappiamo che egli scrisse il q. VI nero certamente dopo il 1892, perchè ricorre in esso menzione del decreto Auctis admodum, emanato il 4 novembre 1892 dalla S. Congregazione dei Vescovi e dei Religiosi.24)

Il Diario del Concilio si compone di due parti: la preparazione e lo svolgimento di esso.

La prima parte è, relativamente, poco sviluppata ed è inserita nella narrazione di avvenimenti della vita del Dehon: ritorno in Italia per il proseguimento degli studi, dopo le vacanze trascorse in Francia; sua ordinazione sacerdotale; descrizione di un viaggio nell'Italia meridio­nale; accenno ai suoi studi e ritorno in Francia per il periodo estivo. Si comprende perchè il Dehon non si dilunghi sulla fase prepara­toria del Concilio. Egli infatti non vi partecipò attivamente. Venne a contatto, e in misura molto ristretta, con l'apparato preparatorio del Concilio, quando fu chiamato a far parte del corpo degli stenografi, che dovevano addestrarsi, sotto la guida di Virginio Marchese, per le man­sioni da svolgere nel futuro Concilio.

Perciò, dopo un rapido accenno al gruppo dei teologi francesi, invi­tati a Roma per le commissioni di studio, il Dehon ci dà delle notizie più dettagliate sul corpo degli stenografi, sul criterio della scelta e sul sistema di stenografia adottato.

Riferisce quindi l'elenco degli schemi, elaborati dalle commissioni preparatorie, distribuito ai Padri e agli Officiali del Concilio.

Accenna infine alla lotta, scatenatasi, alla vigilia del Concilio, tra i sostenitori delle opposte tendenze sul primato e sulla infallibilità del Romano Pontefice.25)

La seconda parte, sullo svolgimento del Concilio, è meglio svilup­pata ed è la più interessante, perchè espone i fatti, dei quali il Dehon fu testimone oculare, diligente ed acuto.

Questa sezione si apre con la udienza presinodale del 2 dicem­bre 1869, concessa da Pio IX agli Officiali e Ministri del Concilio, e si chiude con la quarta sessione solenne del 18 luglio 1870, nella quale fu proclamata la costituzione dommatica Pastor aeternus.26)

Oltre le quattro sessioni pubbliche, sono riportate tutte le ottanta­cinque congregazioni generali, eccettuate le prime tre, che trascorsero in scrutini e distribuzione degli schemi, e la ottava.

Per ogni congregazione generale il Dehon quasi sempre cita, in ordine, tutti gli interventi e riferisce, brevissimamente, il pensiero degli oratori. Talvolta ne riporta anche testualmente le parole.

Le pagine del Diario, nella loro concisione, ci manifestano le doti caratteristiche dell'Autore: intelligenza chiara ed acuta, profondo spi­rito di osservazione e fine arguzia.

La narrazione si arricchisce di giudizi sensati, sereni e oggettivi sui fatti (cause dell'opposizione, composizione delle commissioni conciliari, modo di agire della minoranza, ecc. ); sulla forma e sulla sostanza dei discorsi degli oratori (lingua latina, durata, contenuto e valore degli argomenti).

Questi giudizi, che rispecchiano lo stato d'animo di quanti segui­vano il Concilio con imparzialità, sarebbero stati poi convalidati dalla migliore critica storica.

Le acute osservazioni del Dehon, mentre conferiscono un carattere di particolare vivacità alla narrazione, valgono ad elevarla ad un piano superiore a quello di semplice ed arida cronaca.

Inoltre dalle pagine del Diario traspare il devoto attaccamento del­l'Autore alla Chiesa e al Papa.

In contrasto con i sentimenti gallicani, che animavano gli esponenti dell'opposizione in seno e al di fuori del Concilio, spicca il profondo sentimento della Romanità di questo giovane sacerdote.

Benchè sconsigliato dal Dupanloup e dal Gratry,27) «ancora preve­nuti contro la teologia romana»,28) scelse, per il corso degli studi eccle­siastici, Roma, sede della Cattedra di Pietro e sorgente limpida della verità e dottrina sacra: «Nonostante tutto, io tenni per Roma. La logica del mio spirito mi diceva che l'acqua è più pura alla sorgente che non nei ruscelli e che la dottrina e la pietà si devono attingere più facilmente e più pienamente al centro della Chiesa che in ogni altra parte».29)

Lo slancio, con il quale era venuto nella Città eterna, non si affie­volì col tempo, ma crebbe a contatto degli antichi monumenti cristiani e di tante memorie sacre: «Io gustavo Roma, la Roma cristiana, quella che parla alla fede e alla pietà: aspiravo i suoi profumi soavi e conso­latori, bevevo alle sue sorgenti sacre, comunicavo col sito spirito, che è lo spirito della Chiesa, cioè spirito di fede, d'apostolato, di carità. La Grecia andava a cercar l'ispirazione poetica alla fontana d'Ippocre­ne… Roma ha sorgenti più pure e feconde: i suoi santuari e le sue tombe sacre… La stessa ombra degli Apostoli guariva i malati: e a Roma v'è più che l'ombra degli Apostoli; vi sono le loro sacre reliquie, le loro tombe gloriose. Noi andavamo, nelle nostre pie visitazioni, da S. Pietro a S. Paolo, da S. Paolo a S. Giovanni, da S. Giovanni ai SS. Apo­stoli… Poi andavamo a pregare e a meditare sulle tombe dei martiri, a S. Ignazio, a S. Sebastiano, a S. Lorenzo, alle Catacombe, al Pantheon; e da quelle sacre ossa come dal suolo del Colosseo, arrossato del loro san­gue, usciva una grazia di carità ardente, che ci faceva desiderare di offrir la nostra vita per l'amor del Salvatore.

L'amor della scienza sacra sembra scaturir dalle tombe dei Dottori; e Roma possiede i resti venerati di S. Leone, di S. Gregorio Magno, di S. Girolamo, di S. Giovanni Crisostomo; di S. Gregorio di Nazianzo.

I cuori s'accendon facilmente di zelo per la salute delle anime ac­canto ai resti o nel luogo che fu soggiorno di S. Francesco d'Assisi, di S. Domenico, di S. Ignazio, di S. Filippo Neri, di S. Paolo della Croce.

Altri santuari ispirano la purità e l'innocenza, e sono le tombe delle sante vergini: S. Cecilia, S. Agnese, S. Caterina da Siena, o le stanze abitate da quei giovani, che in terra condussero vita angelica: S. Luigi Gonzaga, S. Stanislao Kostka, S. Giovanni Berchmans.

Quale città può stare a paragone di Roma per i suoi influssi san­tificanti? Ell'è veramente il vestibolo del cielo; viverci è buono per l'anima, e si comprende la parola del Salvatore detta a S. Brigida: Roma è la via abbreviata del cielo…

Così ho amato Roma, mio soggiorno di predilezione. Se la terra fosse il nostro luogo di riposo, io vorrei vivere a Roma».30)

Da quanto abbiamo detto si comprendono le frequenti annotazioni del Diario, confermate dall'Epistolario, le quali rivelano il pronto e pieno sentire con la Chiesa.

Prima di chiudere questo sguardo generale sul Diario ci piace rile­vare la profonda spiritualità, che lo permea.

Il Dehon ravviva la narrazione con riflessioni e considerazioni, che manifestano la pietà della sua anima.31)

Egli guarda agli uomini e alle cose con gli occhi di una fede viva. Questo non gli impedisce di rilevare qualche episodio o particolare spia­cevole. Lo fa però con delicatezza, con garbo e spirito di carità, con parole, le quali, se mostrano una sicurezza di principi e una fermezza di idee, non traspirano mai asprezza, risentimento o faziosità. Egli scrive con sincerità e con serenità di animo.

Quanta differenza, sotto questo aspetto, tra il Diario del Dehon e le Impressioni al Concilio Vaticano di Virginio Marchese! 32)

3. LA STRUTTURA DEL DIARIO.

Oltre la divisione generale, cui abbiamo già accennato: I. La pré­paration du Concile (1868-1869); II. Le Concile (1869-1870): il Diario si articola in capitoli e paragrafi.

Nella nostra edizione, i capitoli della prima parte sono sette; quelli della seconda sono trentadue.

Il manoscritto indica i titoli dei capitoli nel margine bianco dei fogli; i paragrafi invece vengono segnati nel corpo del testo e sono introdotti nella seconda parte, precisamente dal cap. XI in poi, da quando cioè ha inizio la discussione conciliare degli schemi. La materia viene allora disposta per mesi (capitoli) e divisa secondo le congrega­zioni generali (paragrafi). Al termine poi di ogni mese il Dehon dà una breve rassegna dei fatti principali in rapporto al Concilio.33)

In questo piano generale sono introdotti capitoli particolari per le sessioni pubbliche (cap. XII, XVIII, XIX, XXVI), per la corrispondenza (cap. XX), ecc.

Alcuni dettagli di forma non sono troppo curati. Il Diario in questo risente del carattere di provvisorietà e brevità, proprio degli appunti. Mancano, ad esempio, i numeri progressivi dei capitoli e dei para­grafi. Nella nostra edizione abbiamo supplito, indicando i capitoli con numeri romani e i paragrafi con numeri arabi.

Dalla quarta alla settima congregazione generale il Dehon pone il numero progressivo di esse, ma omette l'indicazione del giorno; invece dalla nona alla ottantacinquesima segna la data ed omette il numero progressivo delle congregazioni. Noi abbiamo completato queste indi­cazioni. Le nostre aggiunte però si distinguono nettamente dal testo, perché sono in lingua italiana ed incluse tra parentesi quadre.

Alquanto imperfetta è la trascrizione dei nomi. Il Dehon, quando stese il Diario, teneva dinanzi i suoi appunti delle sedute conciliari, nei quali aveva scritto i nomi secondo la pronunzia.34) Dato poi il ca­rattere strettamente privato del Diario, non si preoccupò di eseguire il riscontro, pur potendolo effettuare facilmente, in quanto disponeva dell'elenco dei Padri presenti al Concilio.35)

Nella nostra edizione sono state corrette le imprecisioni del ma­noscritto.36)

4. LE FONTI DEL DIARIO.

L'opera, compilata alcuni anni dopo il Concilio, utilizza, oltre agli appunti e ai ricordi personali, le lettere dell'Autore e l'opera di Luigi Veuillot: Rome pendant le Concile (Paris 1872). Si spiega così la evidente diversità di stile, che passa da quello telegrafico, proprio degli appunti, all'altro più elevato di un'opera letteraria.

a) La parte maggiore del Diario, per estensione ed importanza, proviene senza dubbio dagli appunti. Essa è facilmente riconoscibile per freschezza e vivacità, e ci riproduce l'impressione del testimone oculare sullo svolgimento dei fatti e sulle persone: Riguarda principalmente la descrizione delle discussioni svoltesi nelle congregazioni generali. Si tratta spesso di semplici accenni, conservati nello stato originario.

Non possediamo il testo primitivo degli appunti, che andarono di­strutti, dopo l'utilizzazione nel Diario. Ci sono conservate soltanto le note segnate a penna in margine agli atti e documenti conciliari (sche­mi, emendamenti, allocuzioni, ecc.), distribuiti ai Padri e agli Officiali del Concilio.

Nella biblioteca della Casa Generalizia in Roma della Congrega­zione dei Sacerdoti del S. Cuore abbiamo ritrovato la copia di questi documenti conciliari avuti dal Dehon. Sono raccolti in quattro volumi rilegati. Su un fascicolo e ancora visibile il nome Dehon, scritto a ma­tita dallo stesso. Alla fine poi del I volume vi è un indice a penna, com­pilato da lui.

I volumi più ricchi di postille sono il II e il IV. In particolare le annotazioni abbondano sugli emendamenti proposti dai Padri per il cap. IV della costituzione de Ecclesia, il quale riguardava l'infallibilità pontificia.

b) Un lungo capitolo del Diario è dedicato alla corrispondenza.37) La prima parte riporta alcune lettere, ricevute da amici, che manife­stavano al Dehon lo stato degli spiriti in Francia.

La seconda parte, la più estesa, riproduce molti brani di lettere, spedite dal Dehon ai genitori nel periodo di tempo che va dal 30 no­vembre 1869 al 24 giugno 1870.

Per lo più sono riportati i brani, che riguardano i suoi rapporti fa­miliari, e vengono tralasciati i riferimenti allo svolgimento del Con­cilio. L'Autore forse vuole evitare ripetizioni di quanto descrive nel Diario.

Ci è parso perciò utile estendere l'indagine all'intero Epistolario degli anni 1869-1870 e ce ne siamo serviti nello studio del Diario, che ne risulta così opportunamente integrato. Vi abbiamo infatti inserito al proprio posto, con caratteri di corpo inferiore, le lettere anteriori al 30 novembre 1869, che parlano del Concilio.38)

Inoltre la rassegna delle lettere ai genitori è stata completata con l'aggiunta di tre interessanti lettere, indirizzate il 1870 dal Dehon al­l'amico Palustre.39)

Infine le stesse lettere ai genitori, riportate dall'Autore, sono state completate con i brani delle medesime, riferentisi al Concilio.

Le lettere contengono alcune notizie, che non si trovano nel Diario, ed essendo state scritte durante lo svolgimento dei fatti, hanno il van­taggio di riferirci il giudizio, i sentimenti, le impressioni immediate del­l'Autore.

Come tutto il Diario, esse sono dominate da una profonda spiritua­lità. E' edificante, ad esempio, rilevare che tra il lavoro del Concilio e l'assillo degli studi il Dehon, benchè lontano, si preoccupi tuttavia del bene spirituale di suo padre, al quale rivolge pressante invito, perchè si accosti alla comunione pasquale.

c) Un ultimo rilievo si impone nell'esame delle fonti, utilizzate dal Dehon per il suo Diario.

Indubbiamente egli si servì anche di qualche altro scritto, oltre agli appunti e alle lettere. Lo attestano le frequenti citazioni esplicite ed implicite.

Cita espressamente le Memorie di Mons. Gibbons, vicario apostolico delle Caroline del Sud, divenuto poi arcivescovo di Baltimora. Lo accusa però di parzialità in favore della corrente gallicana e critica alcuni suoi giudizi elogiativi sugli esponenti di tale corrente.40)

Il Dehon tenne pure presenti gli articoli apparsi sui principali gior­nali francesi, che spesso cita per respingere le idee dell'opposizione. In particolare egli attinge al Veuillot nella descrizione delle sessioni pubbliche e degli altri fatti, che accompagnarono lo svolgimento del Concilio. Si vede subito, ad esempio, che le citazioni dell'insigne pub­blicista e polemista abbondano principalmente nelle rassegne mensili intitolate: Autour du Concile en …

Oltre le citazioni esplicite, ve ne sono altre implicite, che riferi­scono in sunto il pensiero del Veuillot.

Questo ci ha costretto ad un attento esame, per poter stabilire le parti del Diario, che dipendono, sotto l'aspetto letterario, dal Veuillot. La nostra indagine è stata favorita dall'aver ritrovato nella biblio­teca della Casa Generalizia della Congregazione dei Sacerdoti del Sa­cro Cuore la copia dell'opera di Luigi Veuillot: Rome pendant le Con­cile, usata dal Dehon.41)

I brani, riportati alla lettera o a senso nel Diario, sono segnati dalla mano del Dehon con lunghi tratti di matita.

Il Dehon fu amico ed ammiratore del brillante scrittore francese,42) che si batté per la buona causa «avec sa verve et son esprit ordinai­res».43) Ne condivide le idee, la profonda devozione al Papa e alla Sede Apostolica, l'ammirazione per il popolo romano; ne loda lo zelo nella lotta contro l'opposizione in genere e la corrente gallicana in specie. Questo però non gli impedisce di disapprovare espressamente gli eccessi, ai quali l'accesa polemica spinse il Veuillot, che «mettait de l'huile sur le feu» 44) e trattava gli oppositori «comme s'ils étaient déjà jugés et condamnés, et il était loin d'y mettre de la courtoisie».45)

Dehon non approvava il tono aspro46) ed avrebbe desiderato mag­giore spirito di cortesia e di moderazione, quale traspariva, ad esempio, dalle lettere di Mons. Dechamps.47)


1)
Per l’elenco delle biografie e monografie sul P. Leone Dehon, cf. G. FRE­DIANI, Un apostolo dei tempi nuovi: P. Leone Giovanni Dehon, Roma 1960, pp. XIV-XV. Il lavoro del Frediani si impone per il metodo e per la larga utiliz­zazione delle fonti.
2)
G. FREDIANI, op. cit., p. 459.
3)
Cf. pp. 9, 39-40, 60, 131, 133, 186-187.
4)
P. D. Mondrone afferma: «Sarebbe impossibile scrivere una storia seria del movimento sociale cristiano… e lasciar da parte questo insigne operaio della vigna» Un apostolo della «Rerum novarum»: P. Leone Dehon, in La Civiltà Cattolica 1961, II, p. 254. Cf. G. FREDIANI, Un apostolo dei tempi nuovi: P. Leone Giovanni Dehon, Roma 1960: cap. XVI, Roma e i tempi nuovi, pp. 217-247; cap. XVII, Da Val des Bois alla Città eterna, pp. 249-276; cap. XVIII, Col Papa e col popolo, pp. 279-306. R. PRÉLOT, L’Œuvre sociale du Chanoine Dehon, Paris 1936 (pre­gevole tesi di laurea: trad. it. a cura di A. Tessarolo, Il sacerdote e il mondo moderno nella vita di P. Dehon, Modena 1953); C. JAQUIN, Le T. R. P. Dehon, apôtre et écrivain d’action sociale, Louvain 1936.
5)
Cf. la lista delle opere sociali del Dehon in R. AUBERT, Dehon, DHGE., XIV, 164; G. FREDIANI, Un apostolo dei tempi nuovi: P. Leone Giovanni Dehon, Roma 1960, p. XII (sono ivi indicate anche le traduzioni italiane). Le sue opere più note furono: Manuel social chrétien, Paris 1894 (fu tra­dotto in molte lingue: la trad. it. fu presentata con una prefazione del Toniolo); Catéchisme social, Paris 1898; Directions pontificales politiques et sociales, Pa­ris 1897. Il Dehon collaborò anche a numerose riviste di carattere sociale, partico­larmente alla Chronique des Comités du Sud-Est (Lione).
6)
Cf. H. DORRESTEIJN, De spiritualitate P. Leonis Dehon, Romae 1947; P. G. BERTRAND, La spiritualité du Père J. L. Dehon, Louvain 1946; P. G. REC­KERS, Le Père Dehon et l’École Française, Louvain 1946.
7)
Oltre agli articoli apparsi sulla rivista, da lui fondata, Le règne du Cœur de Jésus dans les âmes et dans les sociétés (S. Quintino, 1889-1903), scrisse molte opere sul S. Cuore di Gesù, per lo più di carattere ascetico. Cf. la lista com­pleta in H. DORRESTEIJN, Dehon, DSp., III, 109 s.; G. FREDIANI, Un apostolo dei tempi nuovi: P. Leone Giovanni Dehon, Roma 1960, pp. XII-XIII (sono ivi indicate le traduzioni italiane). Speciale menzione merita l’opera: Études sur le Sacré-Cœur de Jésus, ou con­tribution à la préparation d’une somme doctrinale du Sacré-Cœur de Jésus, 2 vol., Bruges 1922-1923. Vi sono descritte le tappe della progressiva rivelazione del S. Cuore nella natura (simbolismo), nella S. Scrittura, nella Tradizione e nella Chiesa attuale. Cf. A. TESSAROLO, La teologia del S. Cuore negli scritti di P. De­hon, in Cor Unum (Bologna), 1952, pp. 53-60.
8)
La Congregazione ottenne dalla S. Sede il decreto di lode il 25 febbraio 1888; l’approvazione definitiva dell’Istituto e temporanea delle Costituzioni il 4 lu­glio 1906; l’approvazione definitiva delle Costituzioni il 5 dicembre 1923.
9)
I manoscritti sono custoditi nell’archivio della Postulazione Generale, presso la Curia Generalizia della Congregazione dei Sacerdoti del S. Cuore di Gesù.
10)
« Je commençais dès lors à noter presque chaque jour mes impressions, ce qui me permet de retrouver d’une manière sûr les traces de l’action divine et du plan divin sur ma pauvre âme » q. IV nero, p. 183.
11)
Il primo quaderno porta il titolo: Lumina et proposita. Notes quotidien­nes: 1867-1868. Questo q. è riassunto nel q. VII nero.
12)
Q. XLI, cm. 21 x 16,5; q. XLII, XLIII, cm. 22,5 x 18; q. XLIV, cm. 23 x 17,5; q. XLV, cm. 21 x 16,5.
13)
La numerazione dei fogli è fatta con numeri arabi ed inizia da uno per ogni quaderno. Il totale delle pagine dei 45 quaderni è di 7022.
14)
«A la fin de cette année, j’ai été trop surmené, trop absorbé pour pren­dre de notes » q. I grigio, p. 130. «J’ai suspendu ici mes notes quotidiennes sur ce cahier. Le Concile m’absorbait tout!» q. II grigio, p. 59. « Pendant cet hiver si troublé, je n’ai pas continué à noter mes impressions quotidiennes comme à Rome» q. VIII nero, p. 161. «Je n’ai pas été fidèle cette année à écrire mes impressions quotidiennes» q. X nero, p. 25.
15)
Q. XXXVIII grigio, p. 57.
16)
«3 mars (1886). Je commence à écrire des notes sur l’histoire de ma vie, pour m’exciter à la reconnaissance envers N.-S. et au repentir de mes fautes. J’en espère un gran bien et comme un renouvellement» q. III grigio, p. 10.
17)
La numerazione delle pagine è fatta con numeri arabi ed inizia da uno per ogni quaderno. Il totale delle pagine dei 15 quaderni è di 2750.
18)
Cf. q. IV nero, p. 183.
19)
Queste parole sono scritte su un foglio, aggiunto dal Dehon al q. I nero, dopo il frontespizio.
20)
Il q. I nero inizia con queste parole: «Notes sur l’histoire de ma vie, écrites pour m’exciter à la reconnaissance envers Dieu et au repentir des mes fautes».
21)
«Pour les années qui suivent, voir les cahiers de notes quotidiennes» q. XV nero, p. 83.
22)
Il q. VI comprende gli anni 1867-1869 e si compone di 192 pp.; il q. VII si riferisce agli anni 1869-1870 ed ha 191 pp.; il q. VIII contiene gli anni 1870-1871 e si compone di 192 pp. Ogni quaderno ha, alla fine, l’indice (table des matières), composto dallo stesso Dehon.
23)
Cf. q. III grigio, p. 10.
24)
Il Dehon, riportando l’elenco degli schemi elaborati dalle commissioni pre­paratorie del Concilio, a proposito di quelli riguardanti i Religiosi annota: «Il y a là toute une réglementation, tout un code qui aurait une extrême utilité. Le Saint-Père en a donné une partie dans la bulle Auctis admodum» q. VI nero, p. 183 (nella nostra edizione, p. 19).
25)
Cf. q. VI nero, pp. 106-186 (nella nostra edizione, pp. 1-26).
26)
Cf. qq. neri VI, pp. 187-191; VII, pp. 1-94; VIII, pp. 1-103 (nella no­stra edizione, pp. 27-102).
27)
Cf. q. VII nero, p. 78 (nella nostra edizione, p. 81).
28)
Cf. q. II nero, foglio 66, nel verso.
29)
Q. II nero, foglio 66, nel verso. «C’est à Rome que les études doivent avoir leur source et leur centre. C’est la prérogative de Pierre d’enseigner et de confirmer les autres. Saint Léon le grand disait aux Romains: Vos tamen prae­cipue inter coeteros populos decet meritis pietatis excellere, quos in ipsa aposto­lica petrae acce fundatos beatus apostolus Petrus prae omnibus erudivit (Serm. 3 in anniv. assumptionis suae). Et ailleurs: Si S. Petrus pietatis suae curam omni populo Dei, sicut credendum est, ubique praetendit, quanto magis nobis alumnis suis opem suam dignabitur impendere apud quos in sacro beato dormitionis toro eadem qua praesedit carne requiescit (Serm. 4 de natali ipsius). Rome, dit Mgr Pie, est éminemment la patrie de la science ecclésiastique… Cet enseignement spécial de Pierre ne s’est pas perdu, et l’on en sent encore les fruits, ou plutôt Pierre tient toujours école dans sa ville, d’ou ses leçons se ré­pandent par tout l’univers… (Œuvres, vol. 2, p. 508) » q, VI nero, pp. 124-125.
30)
Q. VI nero, pp. 30-33: Synthèse de Rome. La traduzione italiana del brano citato è di G. FREDIANI, Un apostolo dei tempi nuovi: P. Leone Giovanni Dehon, Roma 1960, p. 78 s.
31)
Durante il tempo del Concilio, benchè tutto preso dal lavoro delle se­dute conciliari ed ancora impegnato negli studi, il Dehon non trascurò mai la me­ditazione e le altre pratiche di pietà, anzi trovò il tempo per annotare quotidia­namente riflessioni e propositi spirituali («affectiones et proposita»). Una larga sezione del Diario ci ha conservato queste annotazioni giornaliere, scritte dal 3 novembre 1869 al 15 maggio 1870. Cf. q. VIII nero, pp. 69-92: Notes personnelles.
32)
Accenneremo in seguito a questo volumetto del Marchese. Cf. p. 8.
33)
Nel manoscritto queste . rassegne mensili, intitolate: Autour du Concile en… (segue il nome del mese), figurano come capitoli. Data la loro natura, ab­biamo preferito, nella nostra edizione, riportarli come paragrafi, eccettuati due casi: Autour du Concile [in Aprile]; Autour du Concile en juillet, ai quali è stato necessario conservare il carattere di capitoli, perchè prima di essi ricorrono ri­spettivamente i capitoli sulla terza e sulla quarta sessione pubblica.
34)
Nel dare la lista degli 83 Padri, che sulla costituzione de fide cattolica il 12 aprile 1870 votarono palcet iuxta modum, il Dehon dice di omettere « six autres dont j’ai mal entendu les noms ». Cf. p. 114.
35)
Tra i libri del P. Dehon abbiamo ritrovato: Acta et Decreta sacrosancti oe­cumenici Concilii Vaticani in quatuor prioribus sessionibus, Romae 1872. Il vo­lume contiene l’elenco dei Padri, che parteciparono a ciascuna sessione pubblica.
36)
In questo lavoro abbiamo utilizzati gli elenchi dei Padri, riportati in Th. GRANDERATH, Histoire du Concile du Vatican: Appendices et Documents, Bruxel­les 1919; Collectio Lacensis, tom. VII, Acta et Decreta sacrosancti oecumenici Concilii Vaticani, Friburgi Brisgoviae 1890; U. BETTI, La costituzione dommatica «Pastor Aeternus» del Concilio Vaticano I, Roma 1961, pp. 552-581.
37)
Cf. cap. XXI, pp. 124-141. Nel cap. XXVII, Dehon riproduce la lettera inviata ai genitori il 3 luglio 1870 per descrivere loro l’udienza concessa da Pio IX il 1 luglio ai 24 stenografi.
38)
Cf. pp. 9-10, 11-12, 40-41.
39)
Cf. pp. 138-141.
40)
Cf. pp. 53-54, 58.
41)
Luigi Veuillot nel periodo del Concilio si trasferì a Roma, donde spediva gli articoli al suo giornale L’Univers. Dopo il Concilio, egli raccolse questi arti­coli nei due volumi intitolati: Rome pendant le Concile, che uscirono a Parigi il 1872. Nella prefazione l’Autore scrive: «… L’ouvrage que je publie aujourd’hui est composé des lettres que j’adressai à cette occasion au journal l’Univers. En les écrivant, je pensais à les recueillir, mais après les avoir complétées et corrigées. Je suis condamné à les reproduire telles qu’elles furent primitivement livrées au public. Les événements m’ont empêché de leur donner le soin littéraire qu’elles réclamaient. A peine ai-je pu parcourir les feuillets improvisés, expédiés sans les relire, et que de nombreuses omissions imposées à ma course trop rapide ren­daient parfois inintelligibles. Quant à me servir des notes que j’avais réservées, il y a fallu renoncer. D’un côté, le temps me manque; de l’autre, le temps n’est pas venu » p. I. Il Dehon menziona una volta esplicitamente questa opera: «… Il faut lire ces articles reproduits dans les volumes de Rome pendant le Concile » p. 81.
42)
Più volte il Dehon accenna nel Diario di aver passeggiato con Luigi Veuil­lot o di essere stato a casa sua. Cf. pp. 50, 94, 191. «C’était une jouissance de causer avec le grand écrivain. Sa conversation répondait à son style: pensées de foi, vues élevées, esprit gaulois, jugement souvent acerbe sur le personnes» p. 191.
43)
Cf. p. 23.
44)
Cf. p. 81.
45)
Cf. p. 126.
46)
«J’admire Veuillot, mais je sors de chez lui un peu troublé. On y parle des opposants avec une verdeur de langage qui m’étonne» p. 94.
47)
Cf. p. 139.
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